Se qualcuno mi chiede per che “squadra tifo”, la mia risposta è  per  la “squadra” dei bambini. Ho una particolare adorazione per queste meravigliose creature, loro rappresentano l’inizio della Vita, e sono l’icona della Felicità già nei primi giorni della loro esistenza. E’ normale che piangano e che facciano passare qualche notte insonne a mamma e papà, ma di fronte al sorriso di un bimbo, la tensione è la stanchezza, in quel beato momento, sono solo un ricordo. I bambini sono degli “esseri” speciali, ed hanno delle doti magiche, nascono liberi da ogni pregiudizio, non giudicano, non odiano, non hanno paure, pensano con la propria testa, si incuriosiscono e giocano! Il gioco è l’attività principale dei bimbi  che dona a loro uno stato di benessere e divertimento, dandogli modo di accrescere la propria creatività. Attraverso il gioco, il bambino incomincia a comprendere come funzionano le cose: che cosa si può o non si può fare con determinati oggetti, si rende conto dell’esistenza di leggi del caso e della probabilità e di regole di comportamento che vanno rispettate. L’esperienza del gioco insegna al bambino ad essere perseverante e ad avere fiducia nelle proprie capacità. E’ un processo attraverso il quale diventa consapevole del proprio mondo interiore e di quello esteriore, incominciando ad accettare le legittime esigenze di queste sue due realtà. Il gioco è significativo per lo sviluppo intellettivo del bambino, perché il bimbo, quando gioca, sorprende se stesso e nella sorpresa acquisisce nuove modalità per entrare in relazione con il mondo esterno. Nel gioco il bambino sviluppa le proprie potenzialità intellettive, affettive e relazionali, e man mano che l’età avanza, le attività ludiche si modificano in base alla loro crescita. Un bambino, per essere stimolato nelle prime fasi di gioco, non ha bisogno di giocattoli sofisticati. Ho due nipotine, Vittoria fin dai primi mesi di Vita si divertiva a giocherellare con il cucchiaio dei grandi, o con un bicchiere di carta, mentre a Giulia di un anno, piaceva schiacciare la bottiglia di plastica, che divertimento!! L’insegnamento dei bimbi in questo caso, è che ci si può davvero divertire con poco, e quel poco spesso li rende più svegli ed interattivi, in quanto entra in campo l’iniziativa di afferrare un oggetto apparentemente statico e poco interessante come un portafogli, e renderlo vivo. Maneggiarlo, rovesciarlo, sentirne l’odore, aprire le tasche e scoprirne il contenuto, azioni che tengono alta l’attenzione e percezione del bambino, alimentando la sua curiosità ed osservazione. L’immagine tipica dei bambini della quale, resto completamente rapito ed affascinato, è  mentre sono incuriositi ed osservano qualsiasi cosa gli capiti sotto mano. In quei momenti, le piccole creature, sembra vogliano inviarci un messaggio, cioè che un po’ abbiamo

perso il “lusso gratuito” di soffermarci, assaporare ed apprezzare le piccole cose, “troppo impegnati a pensare ai problemi da grandi”. Ho l’impressione che noi adulti, una volta passate le varie fasi di crescita, sotto certi aspetti invece che continuare l’evoluzione, tracciamo una curva a “parabola discendente” del nostro percorso. I bambini sono un patrimonio per la continuità della razza umana, e rappresentano oltre che la longevità del Mondo, una fonte ispiratrice per gli adulti. Ci ricordano l’umiltà nel ricevere insegnamenti, e di imparare cose nuove, ci ricordano che abbiamo un nostro pensiero, ci ricordano che la paura può vincere su di noi se assecondata, ci ricordano che l’odio alimenta l’odio, ci ricordano che il pregiudizio offusca l’autenticità delle persone, ci ricordano che il giudizio indebolisce la nostra innocenza. In fine ci ricordano che se manchiamo di piccole attenzioni, la Vita perde il suo sapore. I bambini ci regalano tutti questi insegnamenti, ed in cambio non ci chiedono molto, hanno bisogno di segnali precisi e coerenza, necessitano credibilità da parte nostra, cercano fiducia e chiedono di non essere ingannati, chiedono un po’ di ascolto ed attenzioni, attendono delle regole, infine ci chiedono di mantenere le promesse fatte..

 

Molti film raccontano dei rapporti tra genitori e figli, e ci sono alcuni attori che considero dei  veri e propri bimbi adulti, o “bimbidulti”. Persone davvero speciali, che vivono il Sogno anche fuori dai set cinematografici, e le parti che interpretano, spesso sono a dare voce a “ciò che perdiamo di vista”, ed ai bambini. Robin Williams, negli Stati Uniti, ha iniziato la sua carriera nel ’77 con una serie televisiva Mork&Mindy, dove il protagonista venuto dal pianeta Ork, è stato inviato sulla Terra per comprendere il comportamento degli esseri umani. Mork un buffo ed improbabile “umanoide” con la tutina rossa ed un triangolo argentato al centro, saluta toccandosi le orecchie e citando il ritornello, nano-nano successivamente diventato un tormentone. Il temperamento di questo “extraterrestre”, è simile a quello di un bambino, innocente, smaliziato, giocoso e curioso. Grazie a Mindy che lo ospita nella sua casa, impara molte cose e fa rapporto, al leader del pianeta da cui proviene il Sig. Orson. In seguito a questa serie televisiva di gran successo, Robin interpreta una moltitudine di parti, in numerosi film su grande schermo, molto ironici, giocosi e divertenti, ma con un grande e profondo senso riflessione sui comportamenti e sensibilità delle persone. L’Attimo fuggente, Risvegli, Toys, Mrs. Doubfire, La musica nel cuore August Rush, Il papà migliore del mondo, e poi film tratti da favole come Capitan Uncino (peterpan) e Braccio di ferro. Altri strepitosi attori di grande sensibilità, spesso a contatto con i bambini, sono certamente Dustin Offman, Tom Hanks ed Eddie Murphy. Quest’ultimo nel film “Immagina che..” grazie al regista Karey Kirkpatrick, interpreta la parte di un papà molto impegnato nel suo importante lavoro di consulente aziendale. Nella prima parte del film, l’attore mette in secondo piano le esigenze della piccola figlia che gli lancia di continuo, segnali per aver più attenzioni. La magia entra in gioco quando, la copertina della piccola, con la partecipazione di tre principesse “immaginarie”, rivela al padre alcuni consigli per centrare gli obiettivi aziendali. Da lì maggiore partecipazione e gioco tra di due,  con balli, sceneggiate e tante risate. Alla fine arriva dunque, l’illuminazione da parte del comico, che ritrova ciò che aveva perso, il divertimento e la semplicità delle cose assieme alla sua meravigliosa bimba. Spesso alla visione di questi film, facciamo delle riflessioni che purtroppo dopo qualche tempo, vengono assorbite ed offuscate dalla quotidianità, fino a che arrivi un nuovo segnale. Segnali molto forti arrivano dai “papà speciali”, che per diverse vicissitudini, dopo separazioni e sentenze, vengono a loro ristretti, i momenti per stare assieme ai propri bimbi. Nella maggior parte dei casi, dopo una “normale separazione”, i figli vengono affidati senza possibilità di replica, esclusivamente alle mamme, togliendo “l’aria” ai papà, costretti a vedere le proprie creature, solo poche volte a settimana. Credo sia tra le più dure e devastanti prove di Vita per un genitore, vivere senza i propri figli, ecco perché quando abbiamo la possibilità di stare assieme a loro, non dobbiamo mai perdere l’occasione, in ogni istante, ad ogni età di creare momenti unici e magici.

Uno tra i tanti padri, che cercano risposte e possibilità, per vedere di più il proprio figlio è un personaggio della televisione italiana Tiberio Timperi, e questa è una delle sue dichiarazioni rilasciate sul quotidiano Panorama: 

Non ci sto. Sento di dover fare qualcosa. Agisco. Uso la mia esperienza e popolarità per costruire, o almeno provarci, un destino diverso per gli altri 4 milioni di padri separati e per i nostri figli. Mi informo, raccolgo dati, incontro esponenti del mondo politico e istituzionale, rappresento loro la gravità sociale della mancata applicazione della legge sul condiviso. Partecipo a dibattiti e convegni di partito, relatore in commissione Giustizia al Senato. E ancora, una mozione parlamentare che il Fli sta perfezionando in questi giorni. Mio malgrado, divento un punto di riferimento per tanti genitori separati. Padri e madri. E del loro dolore, frutto della non applicazione del condiviso. O della non riuscita dell’istituto della condivisione. La cosa ci riguarda, parliamone. La legge sul condiviso non parla di genitore prevalente. Eppure il minorenne è sempre «collocato» (invenzione linguistica) presso la madre. Diversi tribunali italiani sposano il neologismo. Un mese fa, a Roma, al Salone della giustizia, ho mostrato un modulo del Tribunale di Brescia con prestampata la dicitura «genitore collocatario». Ma non è tutto. Contrariamente a quanto previsto dalla legge, che parla di rapporto equilibrato e continuativo con il figlio, solitamente al padre spettano mercoledì e fine settimana alterni. Totale: otto giorni al padre e 23 alla madreQuesta è pari dignità sociale? Perché la macchina della giustizia non funziona? Perché certi pregiudizi sono duri a morire? Fateci caso: la madre è buona a prescindere, il padre, al contrario, deve dimostrare di essere un buon genitore.

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Alcuni programmi televisivi, riguardanti il Mondo dei bambini e adolescenti, li trovo davvero interessanti, e traggo sempre un insegnamento. Resto incuriosito quando vedo madri di due o tre bimbi, “disperate”, perché non più in grado di gestire le loro esigenze, ed allora interviene la Tata in soccorso, con telecamere e staff al seguito, del programma televisivo “SOS TATA”. Gli episodi girati nelle case degli italiani, confermano l’amore che le mamme e papà hanno per i propri figli, ma ciò che risalta, nel primo giorno, dopo l’attenta osservazione della Tata che bazzica per casa, è la mancanza di regole, fermezza e corretta comunicazione. In molte case regna il caos totale, bambini che guardano per ore la televisione, intontiti da  programmi neanche adatti alla loro età, mentre mangiano spuntini fuori orario. Giocattoli in quantità industriale, e spesso non pensati per le loro attitudini e fasce d’età, con la conseguenza di non apprezzarne il valore “affettivo”, di annoiarsi presto e soprattutto di farsi male. Un bambino sotto l’anno potrebbe non capire la pericolosità di un aeroplanino di metallo contundente. Spesso si vedono bambini semplicemente annoiati senza scopo durante la giornata, che si picchiano per far passare il tempo, e che mancano di rispetto a mamma e papà. Le grandi doti dei bimbi sembrano prendere una brutta piega, mentre crescono, ma è solo una questione di intendersi. Ecco che entra in azione la Tata, ed apre gli occhi a quei genitori pieni di amore, spiegando loro che c’è bisogno di “aggiustare il tiro” con delle semplici regole. Le regole vengono presentate e condivise a tutta la famiglia, ed i bambini pieni di entusiasmo perché hanno uno scopo, corrono ad attaccarle sui muri di tutta casa. Mangiare tutti assieme alle ore stabilite, guardare programmi idonei alla televisione stabilendo un tempo massimo, giocattoli adatti in base all’età ed una volta utilizzati vanno rimessi in ordine, fare i compiti nelle ore stabilite, aiutare a preparare la tavola, che ognuno dorma nel proprio letto, e cosi via. A volte potrebbe sembrare una forzatura la regola, ma al contrario, resto sorpreso dalle reazioni positive dei bambini e dai loro cambiamenti messi subito in atto, volti alla serenità, alla gioia di trascorrere le giornate con degli obiettivi prefissati e portati a termine. Trovo interessanti e valide le regole in generale, quando sono costruttive, e soprattutto condivise prima di applicarle. Questo rafforza il senso di appartenenza alla famiglia e fa percepire loro, le responsabilità di tutti i componenti, a partire dalla semplice azione di giocare e rimettere a posto. La cosa fondamentale, è non cercare di cambiare il carattere del bambino, in quanto fa parte del suo DNA. Continuiamo ad amare questi figli incondizionatamente, che non si sbaglia mai e quando sono piccoli divertiamoci  a raccontargli tante fiabe la sera e sempre diverse. Cerchiamo di ragionare assieme a loro sulla morale del racconto, questo li renderà più partecipi, interattivi ed oltre che sviluppare ulteriormente la loro fantasia, cominciano a farsi una loro idea sulle cose. Per dare il benvenuto a Giorgia, al secondo mese di gravidanza di Elena, mi ero già attivato per fare qualcosa di speciale, ed ho fatto realizzare una fiaba personalizzata che porta il suo nome. La storia è ambientata sui fondali marini, e l’avventura è condotta da lei e altre tre sirenette, le cuginette Vittoria e Giulia, con l’amica Gioia. Solitamente sono i bimbi a stupirci con le loro “uscite”, sguardi ed atteggiamenti inaspettati, mentre crescono di giorno in giorno. Perché non sorprenderli anche noi, ma non con i soliti banali giocattoli di plastica, che dopo un’ora non considerano più, ma interagendo di più con loro, stimolando la loro creatività, magari con alcuni giochi fatti in casa. Una della cose che farò per Giorgia, sarà di costruire assieme a lei un bel teatrino e fare gli spettacoli con tanto di biglietto per lei e le sue cuginette! Ci sarà da ridere per tutta la famiglia potrebbe essere una serata diversa ed inaspettata no? Alberto, un amico fraterno, al quale ho sempre nutrito una grande ammirazione, è un esempio di “bimbodulto”, ed ha deciso di portare il piccolo Edoardo, a trascorrere una meravigliosa avventura, alla ricerca di un “tesoro”. Con un gps alla mano, delle indicazioni trovate su internet, e lo stretto necessario per accamparsi sui colli, ed affrontare la notte, hanno trascorso una giornata fuori dalla normalità. Non è importante se il tesoro trovato era senza valore, ma quanto l’idea di rompere gli schemi con il proprio figlio, e fare qualche cosa di semplice ma straordinario, rafforzando ancora di più il legame tra i due, stimolando così il senso di adattamento, e dell’avventura!

L’altro aspetto ancora più importante da migliorare per alcuni genitori, è il tempo che si dedica ai propri figli. Nella maggior parte dei casi, papà, durante la settimana, è impegnato al lavoro per un minimo otto ore quando va bene, e tante volte mamma deve contribuire per far quadrare il bilancio famigliare a fine mese. Viene da sé che il tempo da dedicare ai propri bimbi, è quello che è, ma si può lavorare di qualità, in termini di gestione del tempo, pianificando bene le cose, ma soprattutto “impegnandosi di giocare” con loro!!! Ho detto “impegnandosi”, perché noi grandi spesso dimentichiamo che un tempo eravamo bambini, e nelle nostre vene scorreva spensieratezza, gioco e divertimento incondizionato. Giocare con i propri figli spassionatamente, un ora al giorno dopo il lavoro, sono convinto che porti dei grandissimi benefici per la qualità del rapporto tra genitore e figlio, e per il clima famigliare che diventa più rilassato ed armonioso. Inoltre far affiorare il bambino che c’e’ in ognuno di noi, potrebbe giovarci non poco nella Vita frenetica di tutti i giorni, potrebbe migliorarci, farci ridere di più, ci aiuterebbe a sdrammatizzare in alcuni momenti di tensione, e potremmo  scorgere il Mondo con la magia di un bambino!! Intorno a noi, per fortuna siamo circondati da “bimbidulti”, ragazzi, uomini ed anche anziani, che non smettono mai di vivere il Sogno! Persone che conducono una Vita normale, come tutti: lavoro, pensieri per il fine mese, giornate si giornate no.. ma la differenza che li contraddistingue, è di non smettere mai, di farsi sorprendere dalle meraviglie che offre la Vita, donandole al prossimo. I “bimbidulti” vivono la realtà quotidiana, ma con un raggio di sole sempre puntato contro. Nell’immaginario collettivo, spesso, queste persone appaiono irresponsabili, solo perché sanno divertirsi con poco e nella Vita giocano di continuo come dei bambini. Al contrario, credo che siano le persone più responsabili di questa Terra, perché hanno capito che la Vita è meravigliosa, e non va sprecata vivendola superficialmente, con apatia come molti fanno. Ognuno di noi ha dentro di se il Sogno, tiriamolo fuori da quel cassetto! Più di qualcuno, mi ha detto che sono affetto da una grave malattia, “la sindrome di peterpan” e sorrido quando questa patologia viene criticata dai più. Avevo un desiderio il giorno del mio matrimonio, dare voce alla maratona simbolica per la mia nuova famiglia! E’ dopo averne parlato con Elena, che mi ha sostenuto con entusiasmo, ho infilato le scarpe da running e..

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