La musica è arte, una scienza perfetta che mette insieme dei suoni, emessi tramite la voce o strumenti musicali. Nell’antica Grecia nacque una materia, una scienza, che estraeva anch’essa queste ultime due, la matematica, che è parte fondamentale della musica, come Pitagora capì, per la relazione tra rapporti frazionari e suono. Platone (filosofo ateniese) affermò che, come la ginnastica serviva ad irrobustire il corpo, la musica doveva arricchire l’animo. Attribuiva alla musica una funzione educativa, come la matematica: secondo lui bisognava saper scegliere fra tanto e poco, fra più o meno, fra bene o male, per arrivare all’obiettivo finale. Attraverso i principi dell’acustica, questa forma artistica lascia libero sfogo alla creatività e all’emotività del musicista o cantante, regalando momenti piacevoli e stimolanti all’ascoltatore. La musica è una forma di espressione che viene dall’anima, attorno al1900 in America iniziarono a diffondersi diversi generi musicali tra la popolazione, derivati dalle tradizioni popolari degli africani portati come schiavi sul continente. Dapprima nacque il ragtime, il blues urbano che veniva cantato nelle campagne, dove il canto nasceva per necessità di sopravvivenza psicologica ed emotiva, era come una sorta di consolazione durante le stremanti fatiche quotidiane. Successivamente si arrivò al jazz che combinava musica bandistica e da parata che veniva suonata soprattutto a New Orleans con molta improvvisazione e particolari ritmiche e stili.

I generi musicali oggi sono davvero molti, musica classica, popolare, etnica, black music, jazz, rock, heavy metal, punk rock, rap, pop, musica elettronica, electronic dance, ed è in continua evoluzione con la musica sperimentale ad esempio. Nome coniato nel 1955 dal musicista John Cage “l’azione sperimentale è il risultato di ciò che non è previsto”. Oggi con le tecnologie elettroniche a disposizione, ed un pc si può fare musica, campionare suoni e crearne di mai sentiti. A volte mi diverte, dilettarmi  con il mio campionatore, e generare nuovi suoni, è un modo come un altro per dare sfogo alla creatività. All’età di 14anni, con un mixer e due giradischi della Technics 1200, che ancora oggi custodisco gelosamente, mi divertivo in soffitta, a mixare i dischi di vinile 45 giri, registrando i risultati su cassettina. Anche i Disc Jockey  sono degli artisti, per miscelare le canzoni ci vuole passione, orecchiabilità, allenamento, molta tecnica e sensibilità. Alcuni DJ hanno raggiunto fama planetaria nel loro ambito, e dopo aver iniziato la loro carriera facendo suonare i dischi, hanno prodotto canzoni vere e proprie con l’ingaggio di cantanti per la parte vocale.

I musicisti  li reputo dei geni, per saper suonare uno strumento non è sufficiente imparare a leggere e scrivere la musica sul pentagramma, cosa non facile tra l’altro, gli strumenti musicali vanno amati e trattati con grazia quando serve e con decisione in altri casi. Mi piace ascoltare ogni tipo di musica, ma resto affascinato dalla versatilità dei gruppi Rock, cantanti che hanno fatto la storia di questo genere, componevano canzoni dure e selvagge all’ascolto, tanto quanto lente e malinconiche. Jimi Hendrix chitarrista fuoriclasse e cantautore statunitense è ancora oggi considerato uno dei maggiori innovatori nell’ambito della chitarra elettrica, si è reso precursore di molte strutture e del sound di quelle che sarebbero state le future evoluzioni del Rock tramite fusioni di blues, rhythm and blues/soul, har rock, psichedelia e funky. Lo stile e l’aspetto di Hendrix fecero subito scalpore nel periodo in cui calcò le scene: il suo aspetto selvaggio e la sua furiosa attitudine chitarristica divennero proverbiali fino al punto di farlo diventare una vera e propria icona.

L’influenza di Hendrix è riscontrabile in gran parte delle caratteristiche e dei canoni che sono alla base della chitarra elettrica moderna; fu uno dei primissimi chitarristi a servirsi della distorsione - sotto forma di fuzz - ed a conferire una vera e propria dignità melodica al feedback, ritenuto fino ad allora una fastidiosa controindicazione del cosiddetto effetto-innesco dei pickups della chitarra. A lui sono anche riconducibili tra i primissimi e più creativi usi del pedale wah wah.

Oltre ad essere stato, assieme a molte altre band contemporanee come the Who e Cream, tra i principali esponenti dell’hard rock degli anni sessanta, si ritiene che Hendrix abbia dato anche un notevole contributo allo sviluppo della variante dell’hard rock chiamata heavy metal, che si sviluppò nei primi anni settanta.

La sua esibizione in chiusura del festival di Woodstock del 1969 è divenuta un vero e proprio simbolo: l’immagine del chitarrista che, con dissacrante visionarietà artistica, suona l’inno nazionale statunitense in modo provocatoriamente distorto, è entrata di prepotenza nell’immaginario collettivo musicale.

La lista di grandi della musica è molto lunga, Michael Jackson, mancato nel giugno 2009, Soprannominato Re del Pop è entrato nel Guinness dei Primati per essere l’artista di maggior successo di tutti i tempi, con oltre 1 miliardo di dischi venduti. Ha iniziato la sua carriera a soli cinque anni come leader del gruppo di famiglia, i Jackson Five, fino a diventare una figura dominante nella cultura popolare per oltre 40 anni, grazie al suo contributo nel campo della musica, la danza, lo spettacolo e la moda. I video musicali delle sue canzoni hanno rivoluzionato il modo di concepire la musica, trasformandoli in una forma d’arte e la sua popolarità ha portato al successo la nascente rete musicale MTV. Il suo distintivo genere musicale, il suo caratteristico stile vocale e il suo innovativo stile di danza hanno influenzato la maggior parte degli artisti hip hop, pop, R&B e rock contemporanei.

Trovo curioso come certe canzoni provenienti dalla storia, a distanza di vent’anni siano intramontabili e sempre attuali, i pezzi degli U2 ad esempio o Guns n Roses, dopo averli ascoltati in cassettina sul nostro walkman, poi su compact disc,  ancora oggi le loro note sono diffuse “ovunque” su mp3 o streaming.

L’invenzione della radio ha avuto un ruolo fondamentale per la diffusione, grazie a grandi inventori tra i quali il nostro Marconi che nel 1894, il quale capì che ci poteva essere un evoluzione sul lavoro svolto in precedenza da Hertz e Tesla, utilizzando le onde radio per comunicazioni senza fili. Il primo esperimento di Marconi è stato quello di utilizzare una trasmittente per suonare un campanello in un ricevitore  nel suo laboratorio in soffitta, poi nel terreno di famiglia a Bologna proseguì con la trasmissione per comunicare oltre.

Qui a fianco una Atwaterkent mod.10 anno 1924 (gentile concessione A.Todesco)

Dopo il periodo pioneristico, la radio ebbe un rapido sviluppo soprattutto negli Stati Uniti e nei paesi del nord Europa. La prima trasmissione è datata 24 dicembre 1906 per opera di Reginal Fessenden. La nascita della prima stazione radio risale invece al 1919, per opera di Franck Conrad. Conrad iniziò una serie di trasmissioni dal suo garage in quel periodo e in un emporio della città di Pittsburgh vendeva alcuni ricevitori. In poco tempo vendette tutte le apparecchiature. Questo non era sfuggito al vicepresidente della Westinghouse, che pensò di utilizzare parte della catena di montaggio, al fine di produrre radioricevitori da utilizzare per usi domestici. Affidò a Conrad e al suo assistente una stazione radio in modo da poter iniziare regolari trasmissioni: era nata la prima emittente radiofonica (KDKA). Il 2 novembre del 1920 trasmise in diretta il secondo turno delle elezioni presidenziali statunitensi e si calcola che gli apparecchi sintonizzati fossero tra i 500 e i 1000.

L’avvenimento fece scalpore e fece scattare la corsa alla costruzione di nuove stazioni e la vendita di nuovi apparati. Dopo poco tempo la Westinghouse costruì altre stazioni e alla fine del 1922 annunciò la costruzione di altre 6 stazioni. Diversa era invece la situazione in Italia; mentre negli States si scatenò la corsa alla radio, in Italia si discuteva sull’opportunità di diffondere la radio a uso civile, perché fino ad allora era considerata ancora uno strumento militare. Già prima della grande guerra si chiedeva che le radio trasmissioni fossero utilizzate in ambito pubblico, ma la legge 345 del giugno 1910 considerava la tecnologia riservata esclusivamente ai militari. Passata la guerra le cose non cambiarono e neanche con il regime fascista la situazione cambiò. Mussolini era diffidente verso le potenzialità commerciali e propagandistiche della radio, ma il padre di Galeazzo Ciano, allora ministro delle poste, promosse lo sviluppo di numerosi progetti per la radiodiffusione. Finalmente nel 1924 si completò la prima stazione trasmittente da parte dell’Unione Radiofonica Italiana (URI), una società costruita da Guglielmo Marconi; sei anni dopo furono terminate le emittenti di Milano e Napoli.

Oggi sono molte le stazioni radio, e continuano ad avere una grande importanza tramite i loro Dj, la maggior parte delle emittenti, divulga musica in generale, notiziari e curiosità, personalizzando il palinsesto in base al dj e le sue attitudini. Qui la scuola di pianificazione, organizzazione ed innovazione in Italia, l’ha fatta di sicuro Radio Deejay (www.deejay.it) con il suo fondatore Claudio Cecchetto. Radio Deejay, si è sempre distinta per suonare generi musicali di grande successo ancora prima di esserlo, e per formare di continuo talenti della musica, televisione e non solo. Altre emittenti, si sono concentrate esclusivamente su un solo genere come Virgin Radio (www.virginradioitaly.it) ad esempio, alla quale mi sono affezionato. Qui la musica è Rock al 100% ed oltre al passaggio dei brani, i dj conducono dei programmi specifici, raccontando la storia del Rock con i trascorsi di Vita delle rock star/band del passato, ma anche l’evoluzione degli artisti attuali. Buongiorno Dr. Feelgood  è la sveglia al mattino con una carica esplosiva e positiva che ti avvia la giornata!

Il jingle più ricorrente è: ..tranquillo fratello anche con un pullover in cashmere puoi essere rock, il rock non è nell’apparenza ma nell’anima!

Ma la longevità di certe band e le loro canzoni è frutto, oltre che dal tipo di sound che li contraddistinguono, anche dai contenuti dei testi ma soprattutto dall’espressione della loro anima. I cantanti credo siano degli “inviati” sulla terra per rendere migliore questo Mondo, certo alcuni purtroppo si sono persi nella via della tentazione ed eccesso finendo male, ma i messaggi che lanciano di continuo nei brani musicali, sono sempre molto profondi e comuni se ascoltati con consapevolezza. Nonostante gli stili completamente diversi, gli artisti nel panorama italiano legati da un’immensa passione per la musica, spesso sponsorizzano la bellezza della Vita. A volte si alleano per scopi umanitari organizzando grandi concerti, anche assieme a musicisti di fama internazionale, regalando esperienze uniche dal palco. Ho assistito a qualche concerto rock, grazie al mio amico Diego Galeri, grande batterista dei Timoria ed ora leader della band Miura (www.miuramusic.com) gruppo rock, presente al HEINEKEN MUSIC FESTIVAL (2004) ad Imola. In quell’occasione hanno fatto presenza migliaia di persone provenienti da tutta Italia, per assistere all’esibizione di molte band, anche internazionali, ed è stato incredibile sentire la potenza delle casse durante il concerto, quanto l’aggregazione tra il pubblico esaltato. Questi eventi hanno la capacità di unire le anime, di far dimenticare per un po’ di ore i problemi quotidiani, di sensibilizzare e far sognare la gente. Al concerto di Ligabue (www.lucianoligabue.org) a Campo Volo 2011 (100.000 presenze), mi sono reso conto della responsabilità che ha addosso l’artista con la propria notorietà, infatti ogni parola detta al microfono potrebbe influenzare molti giovani. Ecco perché i messaggi lanciati dagli artisti sono sempre veri, di pelle e di cuore, forse a volte trasgressivi e ribelli, ma il pubblico non lo puoi ingannare, e questo è uno dei motivi che centinaia di migliaia di persone si incontrano sotto i palchi di tutto il Mondo. Quando mia figlia Giorgia, un giorno mi chiederà di andare ad un concerto, sarò di sicuro favorevole!

La musica ha dato vita ad un’altra grande forma artistica, il ballo proveniente dal balletto, un particolare tipo di rappresentazione coreografica che nasce a partire dal primo Rinascimento dalle composizioni dei maestri di ballo presso le corti signorili italiane e francesi. Con le successive evoluzioni, il termine balletto oggi comprende un’ampia varietà di rappresentazioni sceniche di un dramma visivo svolto per mezzo di danza e pantomima, spesso accompagnato da musica e interpretato da danzatori secondo una coreografia predeterminata. Comunemente con il generico termine balletto, o balletto classico ci si riferisce anche al balletto moderno evolutosi dalla scuola di San Pietroburgo. In particolare attraverso l’esperienza dei Ballet Russes fino alla riforma di George Balanchine, e comunque a forme di danza teatrale che utilizzano movimenti del corpo riconducibili alla tecnica accademica della danza classica. I tipi di balli attualmente sono molti di diverso stile oltre che proveniente da differenti culture ed estrazioni sociali.La Breakdance ad esempio, è una disciplina di ballo della cultura hip hop sviluppato dalle comunità giovanili afro-americane e latinoamericane del Bronx a partire dal 1968. Dj Kool Herc, coniò il termine b-boy per identificare i giovani che ballavano scendendo “a terra”, durante i suoi breaks musicali nelle feste di strada del 1972. A partire dagli anni ottanta il b-boying si è diffuso in tutto il mondo, evolvendo la sua tecnica con mosse sempre più spettacolari, e associando la sua pratica ad un vero e proprio stile di vita, di stampo hip hop. All’opposto come stile, tecniche e portamento, c’è la danza classica ed in questo ambito, il nostro Roberto Bolle (www.robertobolle.com) inizia a ballare all’età di 12 anni ed entra alla scuola di ballo all’Accademia Teatro alla Scala e viene notato da Rudolf Nureyev, che lo sceglie per interpretare il ruolo di Tadzio nell’opera Morte a Venezia.  Da li una serie di successi internazionali che lo hanno portato ad una bravura e fama mondiale. Ma l’arte del ballo ha messo in risalto una persona straordinaria. Simona Atzori (www.simonarte.it) di origine sarda anno 1974, oltre che essere una brava pittrice, è un’artista che ha inseguito il suo sogno, quello di ballerina, nonostante sia senza braccia dalla nascita. Nel 2001 si è laureata in “arti visuali” alla University of Western Ontario e partecipa a parecchi spettacoli presenziando in molti teatri. Nel 2006 ha danzato alla cerimonia di apertura alle Paraolimpiadi di Torino, è inoltre ambasciatrice della fondazione Fontana che opera al Saint Martin in Kenya. Simona realizza incontri motivazionali che portano a capire, come dalle avversità si possano ricavare potenzialità immense che aiutano nelle difficoltà quotidiane aumentando anche la produttività personale o aziendale!!

 

La musica stimola la creatività, e le prime note che ascoltano i bambini appena nati o ancora nel pancione, come nel caso di Giorgia, sono emesse dal carillon, uno strumento primordiale con  meccanismo a molla in grado di riprodurre brevi motivi musicali. Dicono che i neonati ancora in grembo apprezzino l’ascolto della musica classica perché stimolati, ma credo che ogni genere musicale vada bene. Nei primi mesi, i bimbi cominciano a schiacciare i pulsanti dei giochi interattivi spesso accompagnati da musichette, con volumi attentamente calibrati per non urtare l’apparato delicato del piccolo. La mia nipotina Giulia, ancora prima di compiere l’anno, adorava già  la musica, e mentre stava in piedi appoggiata su una sedia, “schiacciato play”, ballava a tempo, alzando il ditino a tono! La musica ed i suoi strumenti sono ovunque, per strada mi capita di vedere ragazzi di tutte le età, che passeggiano con “la sacca” a tracolla, e la loro chitarra mentre si recano alla scuola di musica. Nutro grande ammirazione per loro, forse  perché ho imparato qualche accordo con la mia chitarra, e le difficoltà non sono poche. Tanto sacrificio, ore di studio ed esercitazione, sono alla base per incominciare a suonare uno strumento, ma  la soddisfazione di essere capaci a “strimpellare” qualche cosa, è impagabile! La musica piace a tutte le età, è bello vedere qualche nonno  con le cuffiette nelle orecchie, collegate ad un Ipod regalato dal nipotino. Credo che l’emozione ed il trasporto, durante l’ascolto di una bella canzone, faccia dimenticare per qualche minuto, non solo brutti pensieri ma anche qualche doloretto..

La musica è anche terapeutica, regala gioia a persone meno fortunate aiutandole nei loro difficili percorsi. La musicoterapia ad esempio è l’uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta qualificato. Questa attività aiuta a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive. La musicoterapia mira a sviluppare le funzioni potenziali e/o residue della persona in modo tale, che possa meglio realizzare l’integrazione intra- e interpersonale e consequenzialmente possa migliorare la qualità della vita grazie a un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico. Il musicoterapeuta è quindi un mezzo attraverso il quale un paziente si apre e “tira fuori” le proprie emozioni.

La musica dà alla persona malata la possibilità di esprimere e percepire le proprie emozioni, di mostrare o comunicare i propri sentimenti o stati d’animo attraverso il linguaggio non-verbale. Tipico è il caso degli individui affetti da autismo, cioè individui che sono in una condizione patologica, per cui tendono a rinchiudersi in se stessi rifiutando ogni comunicazione con l’esterno. La musica dunque permette al mondo esterno di entrare in comunicazione con il malato, favorendo l’inizio di un processo di apertura.

In fine la musica è un dono, come è un dono la voce di alcuni grandi artisti non vedenti, Ray Charles, Steve Wonder, Andrea Bocelli (www.andreabocelli.com) e molti altri che hanno trovato nella musica una spinta per la Vita, sviluppando al massimo le loro grandi capacità canore raggiungendo fama internazionale. Spesso ciò che accomuna questi grandi della musica, oltre le loro doti,  è il sorriso e l’ironia! Anche se non cantano, un pensiero va a due miei amici non vedenti, Adriano e Maurizio, le persone più vere, simpatiche ed auto ironiche che io conosca. Adriano mi racconta, che da piccolo  era un bel discolo, e con i suoi amichetti, ai tempi della scuola ne hanno combinate di tutti i colori. Un giorno hanno fatto saltar per aria con dei petardi, la testa dello scheletro dimostrativo alla lezione di anatomia, mentre entrava l’insegnante! Quasi “costretto” a prendere lezioni di pianoforte, visto che non gli piaceva, suonava alcuni spartiti del grande Bach al contrario, facendo rizzare i capelli al suo insegnante!! La “visione” del Mondo di tutte queste persone speciali, è spesso molto più reale e positiva di quella degli “occhiuti”, perché non vedono, ma sanno ascoltare oltre ad avere tutti gli altri sensi molto sviluppati. La loro mente in genere è molto aperta, coltivata dall’immaginazione, inoltre si sanno adattare di continuo alle nuove situazioni, perché necessario se vogliono attraversare una strada dalle mille insidie, senza farsi del male. L’udito, sono gli occhi per un non vedente, e spesso non ci rendiamo conto che le cose più banali, possono creare un problema in questi casi. Una bicicletta ben oliata e dunque silenziosa ad esempio, può rappresentare un pericolo nell’attraversamento di un vicolo. Ultimamente, una delle preoccupazioni sollevate dall’Unione Ciechi, è l’introduzione delle auto elettriche con tanti vantaggi contro l’inquinamento, ma un serio pericolo  per questa categoria essendo completamente silenziose. Il bastone aiuta molto durante gli spostamenti per evitare gli ostacoli, vero che da parte nostra, potremmo contribuire con un po di civiltà in più,  evitando di parcheggiare l’auto sopra i marciapiedi. Io ed Elena abbiamo partecipato alla cena al buio (blog.libero.it/GattoNeronews/) a Vicenza, organizzata dagli stessi due amici fisioterapisti di professione, che in quell’occasione, dimostrano come sanno muoversi con disinvoltura nel buio, servendo la cena ai commensali. La cena si svolge in una sala di un ristorante, con le finestre oscurate, ed in quella occasione, oltre a mangiare molto bene, si fanno nuove conoscenze con i vicini di sedia, e si ride molto con le barzellette che “qualcuno racconta”. Una particolarità della cena, è la degustazione di ottimi cibi, ma quasi irriconoscibili a luci spente, questo perché spesso la vista inganna, ed aggiungo che per lo stesso motivo, molte di queste persone speciali, non hanno pregiudizi. La cosa più interessante in quel contesto, nelle due ore al buio, è che si scopre il punto di vista dei non vedenti, e ci si accorge di quanto le voci siano amplificate ad esempio. Le urla e la confusione in generale, danno fastidio a chiunque,  ma per un non vedente è deleterio, in quanto generano disorientamento portandoli fuori pista, e come se ci mettessero un fazzoletto davanti agli occhi mentre camminiamo. Dunque quando ci capita di andare in un ristorante, e notiamo un non vedente, sappiamo che se non urliamo come dei forsennati, facciamo una cosa saggia a priori, ma soprattutto  lasciamo loro gustare il pranzo in santa pace! 

 

 

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